Endometrite cronica e impianto embrionale: lo studio del microbioma
L’endometrite cronica è un’infiammazione persistente della mucosa uterina che può compromettere in modo significativo la recettività endometriale e ridurre le possibilità di successo nei percorsi di PMA. Spesso questa condizione decorre in modo asintomatico o con sintomi molto lievi, come piccole perdite ematiche o dolore pelvico sfumato, rendendo la diagnosi non immediata.
Alterando il microambiente uterino e le sue componenti immunitarie, l’endometrite può impedire il corretto impianto dell’embrione, influendo così sull’esito della PMA.
Limiti dell’isteroscopia nella diagnosi
L’isteroscopia è tradizionalmente considerata uno strumento importante per la valutazione della cavità uterina, consentendo una visione diretta della mucosa e la possibilità di identificare eventuali anomalie strutturali. Tuttavia, nel caso dell’endometrite cronica, questa metodica presenta limiti significativi.
L’isteroscopia permette infatti solo una valutazione morfologica, non è in grado di identificare con precisione la presenza di una infezione attiva né di caratterizzarne la componente microbiologica. Ciò significa che, pur osservando alterazioni suggestive, non è possibile ottenere una diagnosi certa, né impostare un trattamento mirato. L’isteroscopia quindi risulta molto utile per individuare delle anomalie morfologiche dell’utero (utero ” a sella”, utero setto, didelfo ecc…) ma mostra solo dei segni indiretti e pone il sospetto, non la diagnosi, di endometrite. Anche se viene associata, come avviene spesso, ad una biopsia endometriale, questa biopsia vede i segni indiretti di possibile endometrite, come la presenza o meno di plasmacellule o NK.
La biopsia endometriale con studio del microbioma uterino: lo strumento diagnostico più affidabile
La biopsia endometriale rappresenta oggi la metodica più accurata per la diagnosi di endometrite cronica. Attraverso l’analisi microbiologica del campione di tessuto prelevato, è possibile individuare in modo diretto (attraverso l’amplificazione del loro DNA) i batteri presenti nell’endometrio e ottenere informazioni preziose sull’equilibrio della flora batterica.
In particolare, si valuta la presenza o l’assenza di lattobacilli, batteri benefici che contribuiscono a mantenere un ambiente uterino sano e favorevole all’impianto, e si identificano eventuali batteri patogeni che potrebbero ostacolare il processo. Questo approccio è più affidabile rispetto al semplice dosaggio di plasmacellule (CD138) o cellule natural killer (NK-CD56), parametri che indicano solo in modo indiretto la possibile presenza di un’infezione.
Vantaggi della terapia mirata
Grazie alle informazioni ottenute tramite biopsia, è possibile impostare una terapia mirata, calibrata sui risultati specifici del test microbiologico. Ciò consente di trattare con maggiore efficacia le infezioni identificate, eliminare i batteri patogeni e ripristinare un ambiente endometriale ottimale per l’impianto embrionale.
Questo approccio personalizzato contribuisce in modo significativo a migliorare le probabilità di successo della PMA, riducendo i rischi legati a trattamenti empirici e aumentando le chance di ottenere una gravidanza evolutiva.
In sintesi
Per le pazienti che affrontano un percorso di PMA, la corretta diagnosi e la gestione appropriata dell’endometrite cronica rappresentano un elemento fondamentale. La biopsia endometriale con studio del microbioma, rispetto all’isteroscopia, offre una valutazione più completa e affidabile, permettendo di impostare un percorso terapeutico più efficace e mirato, con l’obiettivo di massimizzare le possibilità di ottenere una gravidanza. Per questo abbiamo introdotto questo esame nel nostro percorso diagnostico nei ripetuti fallimenti d’impianto.

