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01 Procreazione

PMA · 30 Giugno 2025

Blastocisti: non è sempre una buona idea…

Nell’ambito della Procreazione Medicalmente Assistita, uno dei momenti più delicati riguarda la decisione su quando trasferire l’embrione: in terza giornata o allo stadio di blastocisti (quinta/sesta giornata). Sebbene la coltura a blastocisti sia spesso presentata come una scelta “più moderna” o “più efficace”, non è detto che rappresenti sempre la soluzione migliore. La medicina della […]

Blastocisti: non è sempre una buona idea…

Nell’ambito della Procreazione Medicalmente Assistita, uno dei momenti più delicati riguarda la decisione su quando trasferire l’embrione: in terza giornata o allo stadio di blastocisti (quinta/sesta giornata). Sebbene la coltura a blastocisti sia spesso presentata come una scelta “più moderna” o “più efficace”, non è detto che rappresenti sempre la soluzione migliore. La medicina della riproduzione richiede un approccio individualizzato, che tenga conto della specificità di ogni coppia, piuttosto che una standardizzazione guidata da ragioni logistiche o organizzative.

Coltura a blastocisti: vantaggi e limiti

La coltura embrionaria fino allo stadio di blastocisti consente di osservare l’evoluzione degli embrioni per un periodo più lungo in laboratorio (fino al 5° o 6° giorno dopo la fecondazione), permettendo di selezionare quelli con maggiore potenziale di sviluppo. Numerosi studi dimostrano che il trasferimento in blastocisti può aumentare le probabilità di impianto e ridurre il numero di embrioni da trasferire, con un impatto positivo sul tasso di gravidanza singola.

Tuttavia, non tutti gli embrioni riescono a raggiungere lo stadio di blastocisti in vitro, specialmente in pazienti con una riserva ovarica ridotta o con un numero limitato di ovociti fecondati. In questi casi, la coltura prolungata può comportare la perdita totale del patrimonio embrionario disponibile, senza arrivare a un trasferimento.

Trasferimento in terza giornata: quando può essere la scelta migliore

Il trasferimento in terza giornata (72 ore dopo la fecondazione) può rappresentare un’opzione valida e talvolta più sicura per alcune categorie di pazienti. In particolare:

  • Pazienti con pochi embrioni disponibili: in presenza di uno o due embrioni, attendere fino alla quinta giornata potrebbe comportare un rischio eccessivo di non avere nulla da trasferire. Il trasferimento precoce consente invece di offrire una possibilità concreta di gravidanza. Perché nessuno studio ha ancora dimostrato che il nostro utero non sia (lievemente) migliore dei nostri incubatori, e in queste situazioni anche una lieve differenza di percentuale cambia… Vuole sempre dire “qualche bambino in più…”

  • Età materna avanzata o bassa riserva ovarica: le donne con risposte ovariche ridotte potrebbero non beneficiare di una selezione naturale in vitro, ma trarre vantaggio da un ambiente uterino più favorevole allo sviluppo rispetto a quello di coltura.

  • Anamnesi di fallimenti ripetuti in blastocisti: in alcuni casi, passare al trasferimento precoce può offrire risultati migliori, soprattutto se si sospetta che l’ambiente di coltura non sia ottimale per quegli specifici embrioni.

  • Indicazioni cliniche particolari: alcune condizioni uterine o esigenze cliniche possono rendere preferibile anticipare il trasferimento.

  • Una finestra d’impianto sbagliata: qualora la paziente abbia un endometrio poco (o troppo) sensibile al Progesterone potrebbe avere una “sfasatura” della finestra d’impianto (cioè dopo 5 giorni di progesterone l’endometrio potrebbe essere trasformato come dopo 6 giorni, oppure come dopo 4 giorni). In questo caso anticipare il transfer potrebbe evitare che la discrepanza aumenti troppo (dopo 3 giorni l’endometrio sarà meno “fuori sincrono” rispetto a 5 giorni…)

La personalizzazione del trattamento: un principio irrinunciabile

Ogni coppia affronta un percorso unico nella PMA. Pertanto, le strategie terapeutiche non possono essere standardizzate esclusivamente in funzione dell’efficienza dei laboratori o delle agende dei Centri. La decisione sul timing del trasferimento deve derivare da un’attenta valutazione di molteplici fattori:

  • Età della paziente

  • Qualità e numero degli ovociti e degli embrioni

  • Risposte precedenti a trattamenti PMA

  • Anamnesi ostetrica e ginecologica

  • Presenza di patologie concomitanti

Una scelta dettata da esigenze organizzative, piuttosto che cliniche, rischia di compromettere l’efficacia del trattamento, allontanando il Centro dall’obiettivo primario: ottenere una gravidanza evolutiva nel modo più sicuro possibile per la madre e il nascituro.

Conclusioni

Il trasferimento in blastocisti è una risorsa importante nella medicina della riproduzione, ma non rappresenta una regola valida per tutte le pazienti. In alcuni casi, fermarsi alla terza giornata può aumentare le probabilità di successo, preservando le chance di gravidanza.

Ogni decisione, incluso il giorno del trasferimento embrionario, deve essere il frutto di una valutazione clinica personalizzata e condivisa con la coppia. La qualità di un Centro di PMA si misura anche dalla sua capacità di adattare i protocolli alle esigenze dei pazienti, evitando soluzioni standardizzate che, pur semplificando la gestione organizzativa, possono ridurre l’efficacia dei trattamenti.

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